Motivi

Potrei chiederti i motivi

per i quali sono qui

ma tu, risponderai che la bellezza

è più forte di uno strappo di abbracci sfumati

lungo l’inverno che alle spalle ci siamo lasciati.

Sensazionale piacere ti porta da me

ma tu, mi guardi con gli occhi di un’altra

anima persa senza aspettare.

Aspettarmi continuamente chiamarmi sempre

con le mani intorno al collo piccole sbavature sul mio viso.

Potrei chiederti mille volte che cosa mi porta qui

ma tu, instancabile scoppierai

senza concedermi alcuna pietà.

Distanti emozioni vicine

Una serata tranquilla, una serata come le altre, una di quelle serate dove ti senti stranamente a tuo agio con il mondo circostante. Tutto regolare, nessuna sfumatura strana sta prendendo il sopravvento tentando di boicottare il tuo stato d’animo; la giornata sta proseguendo nel modo più normale possibile.

Passano le ore, passano i minuti e con loro i secondi, quei perfetti millisecondi che possono ribaltare completamente l’andamento delle pulsazioni del tuo cuore, in positivo o in negativo che sia, quei maledetti millisecondi che – se presi al momento giusto – potrebbero catturarti e stringerti una corda intorno alla vita e annodarla più forte di una morsa, di un graffio sulla pelle, di quelli sentiti, potenti, dolorosi.

Ma tu continui a passare impassibile le ore della giornata senza pensare, sfogli le pagine di un libro, ascolti la musica, fai due chiacchere con qualcuno, scorri le chat sul cellulare, Instagram, Facebook, tutto è al solito posto di ogni stramonotono giorno della tua esistenza.

Decidi così di alzarti, di distrarti in altro modo, guardando una serie e mangiando della pizza, o semplicemente uscendo e prendendo una boccata d’aria fresca che ti penetra lentamente ogni singolo strato di pelle, punge, si fa sentire, ti sta solo anticipando quanto il tempo potrebbe essere dalla tua parte, o forse no.

Occhi, sguardi, parole, pianti, abbracci stretti che non si capiscono ma che ci sono, serie di intrecci che appaiono indispensabili ma così interrogativi, come l’atmosfera che si sta venendo a creare.

In un attimo tutto prende una piega diversa, cerca di trasformarsi e di voltare pagina, senza nulla di premeditato, nulla che possa accelerare la corsa verso l’indefinitezza di una giornata che quasi stava per concludersi.

Tu continui a chiederti dentro la testa che cosa fare, fino dove poter lasciare scorrere i pensieri e quando, poi, chiudere gli occhi fingendoti impassibile. C’è un’ombra lontana che mi sfiora il viso e tenta in qualche modo di rassicurare la mia stabilità ma tu, io, noi, non riusciamo più a contenere l’essenza che ci sta contraddistinguendo priva di ogni nervatura imperfetta.

Questi sguardi e queste parole continuano silenziosamente, forse i silenzi più lunghi che tu abbia mai provato in tutta la tua vita, li senti scorrere, fluire, sollevarsi da terra e prendere il volo, il più alto che esista.

Tutti questi silenzi dicono tanto di te, parlano di me ma c’è una reciprocità quasi palesemente presente; tutto comincia – a tratti – ad acquisire senso, una pregnanza che mai ti saresti immaginato di vedere, spalmata davanti al viso, sul palmo della mano, così stretta alle nostre, alle tue, alle mie.

Il tempo è arrivato, è ora di andare, di lasciarti andare ma l’abbraccio lieve stretto sul petto mi lascia un senso di vuoto che forse mai, nella vita,dimenticherò.

Fino in fondo verso il blu

Queste serate strane, quando la mente si offusca tutto il resto comincia a divampare, come se fosse un fuoco appena acceso. È la mia mente a fermarsi, a chiedersi che cosa stia passando quotidianamente, quali parole possono graffiarla, quali ferirla: svuotarla.

Una musica di sottofondo aiuta i pensieri più timidi a venir fuori, a farsi forza e mostrarsi per quello che sono, briciole impolverate come un vecchio libro sullo scaffale più alto.

Verso il blu, fino in fondo verso il blu.

Ho nuotato insieme alle corde di una chitarra preziosa, preziosa come la prima volta in cui ho potuto sentirne il suono provenire dalle mie stesse mani, le mie dita e una vibrazione lungo la stanza.

Verso il blu, fino in fondo verso il blu.

Queste serate strane, mi fanno pensare a tutto quello che non c’è stato e quello che distrattamente ci connette con le lacrime dell’aria che respiriamo giorno dopo giorno, ora dopo ora.

Verso il blu, un infinito senza colore.

Come una bolla di vetro

Come una bolla di vetro suona la melodia nel castello,

spio ogni dettaglio più segreto dal retro

disegnando pois bianchi su un fondo nero.

Genera il bagliore di uno sguardo sereno, lottando con il cuore e con le mani.

Quel giullare mi pare strano, mi guarda con quel suo grande cappello, mi inquieta.

La serva pulisce le scale, il re gironzola a passo lento.

Io continuo a spiare ma è tutto così chiaro.

Come una bolla di vetro suona il flauto di quel musicista.

Dettagli, solo un mucchio di dettagli;

preparano la cena e cantano.

Arriverò, camminerò.

Il giullare è davanti a me: mi ha scoperta.

Tende la mano verso la mia e mi guarda con aria triste,

e io immobile, come una bolla di vetro.

Ero

Ero una goccia di pioggia, volevo solo tentare di fare qualcosa più grande di me, e mi spinsi oltre le mie capacità.

Sognare è sempre stato terribilmente difficile nel mio mondo di fate, draghi, immagini oscure nella notte, come è stato difficile riuscire a placare l’immaginazione che mi scorreva dentro il corpo, abbracciando qualsiasi tipo di profumo ed esperienza di lodevole felicità.

Ero una piccola parte di questo immenso pianeta che, alla fine, non è poi così tanto immenso.

Camminavo lungo le sponde del ponte della mia fantasia, saltellando tra i fili d’erba che il cielo mi porgeva, senza farmi sentire più piccola rispetto a lui: respiravo il sole.

Correvo e acchiappavo perline colorate come l’arcobaleno, lasciando qualche spiraglio di luce alle vibrazioni delle corde di quel violino ormai opaco, chiuso dentro il suo odore di “passato”.

Sentirsi diversi è gratificante, sentire mille voci sfumate dentro la testa è affascinante come il riflesso della luna lungo il mare, nero. Pace, tranquillità e brividi possono solo farmi volare sempre più in alto delle nuvole.

Ero un petalo, un petalo di una rosa rossa, viva, sorridente.

Andare avanti senza sapere cosa ti aspetta e cosa ti riserva il futuro dei giorni, io e te: pronti per ogni cosa.

Prendi la mia mano e cammina veloce, tralasciando le facce attonite di tutti, tralasciando ogni piccolo odore amaro di gelosia: RIDI.

La strada sarà lunga prima di raggiungere quella specie di perfezione instabile che mi circonda il cuore, l’ultima volta non giungerà mai e ci lascerà trasportare dall’aria gelida di un dicembre appena iniziato.