Iperboli di tempo

Cinque minuti ancora, seduti su uno spessore di cemento poco ripido ma abbastanza alto da far venire un lieve sussulto dopo qualche finta di slancio all’indietro. Uscire con il sole, vederlo salire in alto, scaldare la piazza, pronto a farci togliere le giacche e indossare gli occhiali; un sole che fa presto a nascondersi dietro una nuvola grigia, sale e scompare nel giro di quei cinque minuti.  Attese brevi e attese più lunghe, come gli ultimi silenzi insieme con i sospiri pesanti tra le ginocchia e gli occhi abbassati a guardare il buio. Cinque minuti ancora, ascoltandosi, prendendosi in giro, arrabbiandosi anche senza dire una parola, perché a volte sono state pungenti, taglienti, vuote, vane, non troppo pensate, hanno fatto male, troppo bene e a volte ossimori insieme.

Cinque minuti ancora, tra una goccia di pioggia e l’altra, acquazzone di risate rubate al tempo tiranno, mischiandosi con le lacrime ormai consumate di questi giorni andati all’aria, persi con le paure, gesti mancati o forse troppo rinati, come gli abbracci sentiti e le mille canzoni ascoltate. Saranno veri questi cinque minuti, saranno un ricordo lontano, piacevolmente spolverabile, curabile, incorniciabile, personale di quei cinque minuti che, ormai passati, si sono spenti senza rimpianti apparenti.

Ed è così che, dopo quei cinque minuti, ci ritroveremo seduti, al solito posto, sentendoci esattamente come non fossero mai passati.

Ore,minuti, secondi… iperboli di tempo.

Senza essere liberi

Non scacciare dalla testa i pensieri  che ti hanno fatta cadere

dentro un nascondiglio che era fatto di cera che poco dopo si scioglierà tra le tue braccia.

Come fili intrecciati quei pensieri ritorneranno bambini e stupiti dai colori del cielo

proveranno a immergersi negli occhi di chi ti ha spinta dentro un arco di sorrisi.

Dimmi adesso che cosa si prova a nuotare tra flebili parole, strette e pungenti dentro una noce di cristallo

tutte le insicurezze che hai da sempre irreparabilmente frantumarsi in mille pezzi, dardi sul cuore, impavido

e celere come una stella quando cade e non si sa dove si adagia.

Non scacciare dalla testa i pensieri che ti hanno fatta rinascere ombra, lasciali volteggiare sui pioppi

primaverili, senza appesantirli, lasciandoli baciare per poi svanire.

Mentre dormo

Mentre dormo mi raccolgo di tutti gli incantesimi compiuti durante la giornata, senza sentirmi affannata dal batticuore, senza provare rancore per qualcosa che solo ho immaginato volare sul mio corpo assopito. Lascio da parte i demoni avviliti che perennemente mi circumnavigano la vista, piantano stelle come macigni sugli occhi e guai se provano a distrarmi dal mio sonno magico, i miei amici notturni insieme ai sogni più puri. Dimenticate di essere schiavi di una prigionia fatta sorella, pronti a bruciarla senza rovinarla perché in fondo siete parte integrante della sua forma plasmata in quella che pare essere una rete di paure e suoni appena sbocciati.
Mentre dormo continuo a raccogliere attimi nel vederli svanire, li calpesto fino al loro completo assorbimento; mentre dormo mi sento la regina dei colori indossati dalla notte e, sospendendo le vibrazioni del mio cuore mi siedo ai piedi del letto e aspetto una mano, tesa, verso il mio viso.
Mentre dormo. Mentre dormo. Mentre dormo, stretta mi stupisco ancora di me stessa.

Giorni alterni

Giorni alterni, giorni grigi, giorni neri, quasi bui, ciechi di parole e vuoti di tutti gli sguardi. Giorni persi, giorni pieni, con gli abbracci sinceri a fine serata, i baci rubati anche in un sogno; e poi mi volto, giro su me stessa e non capisco che cosa sento, quale impercettibile fiamma arde in questa serata che è a metà del suo corso ma così piena di pensieri, parole scritte, cancellate, immaginate nuotare.

Li hai visti andare via quei giorni alterni, li hai visti toccarsi per mano ed erano strette, come incollate, indivisibili; li ho visti vibrare e ridere così forte da spaccare le mura di questa città, lasciati cullare, dondolare sul ciglio della strada, su un angolo di piazza, seduti, sdraiati, brilli di  questa poesia che è la vita, colorata, a volte grigia, nera, quasi buia.

Li hai sentiti sussurrarsi qualcosa quei giorni alterni, non più così alterni come prima, poco poco ravvicinati, spessi, costanti, memorabili; io li ho nascosti così bene che mai nessuno riuscirà a rubarmeli, sporcarmeli, soffiarli via come  cenere dopo il fuoco. E poi sognare una spiaggia fatta di quei giorni alterni, poco poco ravvicinati, spessi, costanti, grigi, neri, quasi bui, ciechi di parole, vuoti di tutti gli sguardi, persi, pieni; una spiaggia dove per la prima volta scrollare la mente e il corpo, dipingendo tutte le cose che voglio cambiare, insieme alle paure, i dubbi, le eccezioni, lo specchio, le parole perdute, le canzoni nella testa, i ricordi macchiati, quelli limpidi come l’aria, le lacrime davanti a un amico, un concerto, una piazza, uno scorcio d’acqua o semplicemente sul cuscino.

Passano veloci questi giorni alterni e mi mangiano le fibre senza pensarci troppo; passano troppo veloci e chiedo loro di aspettare, aspettarmi da qui a per sempre.

Manchi

Mi manchi più dell’aria che respiro, mi manchi che manca il tempo insieme, come se non smettesse mai di piovere dentro me, una goccia dopo l’altra che bagna e allaga gli occhi. Mi manchi che non vedo più nulla, solo macchie colorate; manchi sempre, ogni maledetto secondo del giorno quel vuoto costante si fa sentire un po’ di più e spinge, spinge come un ago sulla pelle, di ghiaccio, di amore, di ricordi inspessiti e gonfi di tutta la meraviglia che mi hai insegnato. Mi manchi quando mi addormento, manchi quando non riesco a farlo, mi manchi se ascolto certe canzoni, manchi in silenzio, quando vorrei urlare, quando urlo e piango, sorrido e penso, mi manchi senza limiti, senza sapore dei troppi gusti insieme finché il sale delle lacrime si è perso in un mare di parole. Mi manchi che non mi so spiegare come mi sento, come quando durante il giorno ti vedo, ti sento, ti sogno. Manchi senza freno, quando mi chiudo dietro una porta, manchi perché, perché quanto manchi, Dio solo lo sa, quanto manchi, sarà per sempre così.

Chiusa

Nulla vale senza tutto quel sapore puro vero

nulla che mi dia conforto in questa stanza chiusa sotto

i piedi freddi i respiri si bloccano e bloccati dalle spinte

dell’alto tuo profumo.

Nulla vale senza tutto questo rumore che raspa,

graffia come uno scalpello sul sangue salato.

Nulla vale senza te

vale nulla senza te.

Sogni

Sogni vissuti, sulla pelle rinati

racchiusi in un segreto senza ritorno

dal cielo buttati.

Sogni sospesi, per me eclissati

dalla pioggia e dal vento

un tormento di respiri.

E poi, la luce, mi bagna il viso e non capisco

dove sono i miei sogni vissuti,

sulla pelle rinati, crepati e dissolti

in un pugno di ombre.

Furia.

Se chiudo gli occhi posso rivedere le tue scodinzolate in giro per la casa, come quando per arrivare nel tappeto passavi dalla parte più stretta dell’armadio e la coda sbatteva contro la porta scorrevole, sembrando un tamburo al ritmo perfetto.

Se chiudo gli occhi posso cercarti in ogni stanza, a volte ti piaceva stare in camera mia davanti alla finestra proprio nelle ore in cui il sole picchiava e riscaldava il pavimento; spesso ti addormentavi cosi bene che le foto erano d’obbligo e richiedevano il minimo sforzo. Risento il ticchettio di quelle unghiette sul pavimento, segno che ti stavi avvicinando da qualche parte, per mangiare forse?! O semplicemente per trovare compagnia. Non ti piaceva stare da sola eh, capitava di ritrovarti in bagno e mi aspettavi fuori dalla porta o addirittura sopra il tappetino della doccia e io sotto la doccia (😜).

E quanto ti piaceva giocare a nascondino o alla caccia al tesoro con tutti i croccantini posizionati perfettamente sulla tappa da raggiungere.

Se chiudo gli occhi ti vedo saltarmi addosso ogni volta che ritornavo a casa da scuola o anche solo dopo 1 ora di assenza; quel tuo modo buffo di eccitarti dalla felicitá di vederci, gli occhi ti brillavano sempre.. 24 ore su 24, niente ti fermava, niente ti buttava giu perché eri tu a tirare su tutti quanti noi.

Se chiudo gli occhi rivedo te cucciola che lecchi tutta la faccia di Ga e il vostro primo abbraccio che vi ha uniti per sempre.

Le passeggiate notturne con il babbo, la mamma che ti preparava la cena e che tu marcavi stretta, S.Giacomo, i campi, i gatti, gli uccellini risparmiati, le gite in macchina, al fiume, all’Ikea…

Se chiudo gli occhi ti vedo saltare mentre faccio gli esercizi sul tappeto… Mi disturbavi sempre e mi camminavi sopra mentre provavo a fare qualcosa di ginnico.

Ti vedo dormire nelle più strane posizioni possibili o correre in uno dei tuoi momenti impazziti, quando facevi il giro di tutta la sala e concludevi in scivolata verso la porta della cucina. Ti sento abbaiare il sabato sera all’arrivo della pizza, non so come tu riuscissi a riconoscere che eravamo arrivati a quel giorno della settimana e che il babbo era uscito appositamente per andare a prendere le pizze: gli unici tuoi abbai. Ti vedo entrare in camera per farmi compagnia mentre studio, mentre leggo, mentre dormo. Ti sento aprire la porta spingendola con il muso per farmi capire che é ora di uscire a fare un giro e che forse ti scappa forte la pipì.

Se chiudo gli occhi ti vedo rincorrere le lucertole in terrazza, giocare con le luci proiettate sul muro, il pollo di plastica, le ossa che alla fine non hai calcolato molto. Ti sento russare, ti sento sognare e muoverti a scatti perché chissá che cosa c’era nella tua mente in quei momenti. Ti vedo seduta davanti alla ciotola del cibo, sento la tua coda sbattere sul termosifone della cucina la mattina alle 6, mentre io dormo ma non mi arrabbio, perché era segnale della tua presenza. Ti ho insegnato a darmi la zampina, a stenderti a terra, a salire sul letto (anche se non potevi), passare sotto il letto, metterti seduta e restare ferma fino a quando non ti dicevo io di scattare.

Se chiudo gli occhi ti vedo piccolissima, matta e giocherellona (solo quando andava a te) e anche un po’ dispettosa ma sempre con una tale dolcezza che il cuore si riempiva di gioia, come quando hai distrutto le ciabatte di tutti noi.. le scarpe, rosicchiato le sedie, il tappeto, le casse del vecchio giradischi.


Se chiudo gli occhi vedo i tuoi occhi guardare i miei, quegli occhi così grandi e scuri che ci si poteva nuotare dentro; quegli occhi che mi hanno seguita per quasi 16 anni della mia vita… Hanno assistito a momenti felicissimi, tristi, di rabbia, malinconici, divertenti, stanchi… Quegli occhi cosi profondi che ormai parlavano, raccontavano ogni giorno una storia diversa. É come se rivedessi tutto a rallentatore, i nostri salti in sala con la musica altissima, le coccole, le carezze con quei baci sul muso e le tue leccate su tutte le mani che sembravano infinite. Il rallentatore mi permette di riscoprire piano piano dentro il cuore i ricordi più belli, più puri, li scopre così bene che mi fanno respirare meglio. Perché mi facevi sentire straordinaria, insieme eravamo straordinarie e non te ne é mai importato nulla di come fossi io o di come fossimo noi come famiglia, percepivi l’amore di tutto l’universo e ci facevi sentire completi.

Se chiudo gli occhi posso solo ricordarti meravigliosa, come tutte le sensazioni e le emozioni che mi hai fatto provare in questa tua vita così lunga, così sincera. Se chiudo gli occhi mia Furia, ti sto abbracciando più stretta che posso, con tutte le mie forze, con tutto l’amore del mondo ti porto dentro il cuore e dentro l’anima e mai si scioglierà l’immagine che ho di te.

Se chiudo gli occhi, un’ultima volta… Ti vedo correre nei campi verdi tra l’erba sotto un sole di una domenica di questo febbraio ormai alla fine.

Sei stata la parte migliore di me e non ti dimenticherò mai.

Marta.