Parole pensierose

Pietra

Pensavo, ripensavo a quella sera quando l’acqua era fredda e mi baciava la pelle, senza tentacoli e senza ventose, erano a casa gli ostacoli di chi ha paura.
Ripenso a quanto mi sono detta specchiandomi nelle onde, provando a perdermi dentro circostanze irrisolte, quantomeno insolite e invisibili al mondo.
Eppure era tardi ed era così buio che non vedevo la fine della costa, non sentivo il fondo e galleggiavo per respirare meglio, senza bagnarmi i capelli, lasciando ogni brivido di freddo chiuso in un cassetto e la chiave nascosta dentro uno scoglio, formiche del mare.
Se ripenso a quanto ho tremato con l’acqua al collo, di nero vestita e pareva un dipinto sciolto in una seconda pelle invisibile e così nuda allo stesso tempo.
La leggerezza delle onde era tale da farmi alzare in aria come un piccolo palloncino fluttua in cielo quando lo si lascia libero di andare. E andavo, svestita di colori che poco mi si addicevano e stavo bene e non avevo paura – era sbagliato ed ero leggera che ogni traccia di me si cancellava al passare dei secondi. Sbocciavo multiforme e di cristallo, come la fenice dalla cenere ero nuova acqua, con una collana di pietre al collo galleggiavo ed ero io la pietra di me stessa.
Trasformarsi l’acqua in quel mare che mi aveva catturata, abbracciata, fatta sua per quella sera, maledetta ultima sera. Occhi bagnati, ciglia nere cosparse di sale continuavo a tremare come una foglia ma ero pietra – non più acqua e le crepe che mi tagliavano i vestiti, schiusa la pelle.
Le mani attorno al corpo, le guance umide e il mare sbriciolato con le mille me a fondo, regine di ghiaccio, con una pietra al collo e – una sul cuore.

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