Tante volte

Tante volte abituati a dovere fare i conti con l’orgoglio, un pensiero e altri cento che offuscano la testa senza farla più respirare. Tante volte, è vero, ci ritroviamo bloccati da qualcosa che non riusciamo ad affrontare e che a fatica tentiamo di accettare.

Questa abitudine ci limita nei giorni, ci fa stancare senza correre, ci fa dimenticare il bene che realmente ci sta attorno, ci fa perdere in noi stessi, ci fa stare in silenzio.

Ci sono giorni in cui alzarsi è più facile, giorni in cui il pensiero è libero da inganni e parole sparse in testa e che, indubbiamente, fanno paura.

Quei giorni scandiscono il respiro, il battito del cuore, il sangue nelle vene, la voglia di impazzire.

Una, due, diecimila volte ancora la stessa musica alla radio, la stessa playlist su Spotify che rimbalza nella stanza e ci fa credere di essere guariti, o per lo meno di esserne usciti.

Quando, poi, fai fatica anche a dormire e quando hai così freddo da non riuscire a muoverti; quando, dopo mesi, ritorni a pensare a qualcosa di dissolto, qualcosa di irrisolto o semplicemente sepolto.

Finché il pensiero circola nella mente, finché avrai appigli su cui sostare, fotografie da non cancellare, finché – senza tregua – ti fai domande e ricerchi risposte dentro un ammasso di grovigli insulsi, tutto resterà tale per cui la tua debole testa non potrà più sopportare la luce dello schermo che stai fissando in questo momento.

Tante volte non meritiamo quanto ci accade o quanto accade a qualcuno a noi vicino.

Tante volte, troppe volte, i nostri occhi e le nostre orecchie vedono e sentono macchie che come l’olio si spargono ovunque, cominciando a tapparci l’anima e a farci cadere lentamente a terra.

Tante volte mi convinco che la soluzione è dentro di noi, che il pensiero non può ucciderci, che la paura non può fare altro che rafforzarci, che il mistero alla fine ci rende unici.

Tante volte fingiamo di essere qualcuno o mille altri volti nascosti dietro le pieghe delle palpebre socchiuse e leggermente truccate. Chi sono? Te l’ho detto cento volte, te l’ho ripetuto altrettante.

Chi sei tu?

Nessuno scorcio potrà mai disegnarti, nessuna sbavatura potrà completarti, nessuno sfondo riuscirà a eclissarti, se non la verità che porti dentro, le lacrime che ogni tanto ti scivolano addosso, i dubbi che riponi sul tavolo o sulle braccia conserte, i sogni che speri di realizzare, il cuore che batte forte, gli incubi che ti stravolgono, le labbra che – tante volte – hai lasciato assopire.

Lascia un commento