Parole pensierose

Note stonate

Continuo a oscillare su incessanti pagine bianche
forse perché il bianco in fondo mi piace
forse perché riesco a leggervi attraverso
forse perché respirare è pulito e rigoglioso.
Continuo a ubriacarmi di note stonate, talvolta cattive
forse perché la perfezione non mi appartiene
forse perché ricerco me stessa in quel pugno di accordi
forse perché, o forse no, sono io la nota stonata.
Continuo a interrogarmi sulle incertezze
tese con la [s] sonora ma anche poco certe
forse perché il perché non lo so
forse perché sento muoverle dentro
forse perché suonano talmente bene che è un peccato frenarle.
Continuo a pormi domande
talvolta strane, talvolta curiose e banalmente innocenti
seppure di innocente non ci sia quasi mai nulla
forse perché vedo il sole tramontare troppo veloce
forse perché vorrei svegliarmi altrove
forse accanto a te, forse accanto a miliardi di me.
Continuo, eccome se continuo e il bianco mi piace ancora di più
senza stancarmi di suonarvi stonate
senza respirare male, ubriacandomi , bevendo imperfezione e accordi incerti
senza, perché il senza purifica l’anima e la casa si fa castello
il bianco montagna di ghiaccio sulla quale la chitarra piegherà le sue corde
sulle cui corde svegliarsi da sola – o in compagnia – recherà risposte
senza le quali, inconsciamente, mi ritroverò seduta al solito posto
e continuerò, dondolandomi e bevendo bicchieri stonati di me stessa.

Parole pensierose

Armi

La rabbia sincera di chi ha perso qualcosa, forse qualcuno, forse solo un cielo terso e nascosto o forse un sorriso finto, forzato, di quelli che tira la pelle agli angoli della bocca, di quelli brutti, che non sanno di nulla.
La voglia primordiale di vincere e lottare, vedere la ruota girare dalla parte giusta, sentirla scoccare dentro, divampare come una fiamma appena sbocciata dall’aria calda è il primo fuoco d’inverno dal quale rinascere nuda, rinascere, senza più nascondere.
Non esserci più, perché esserci stata ha ridotto ferite abbozzate in mari profondi e giudizi ingordi, ombrosi, guinzagli ruvidi, coriandoli di spine.

Poesia

Frutti

Frutti acerbi, frutti maturi, frutti di un tempo, frutti sicuri.
Frutti che non ne ho mai visto uno crescere, provare a cambiare e spremere semi troppo piccoli per l’etere. Frutti rossi, frutti blu, frutti che hai nascosto tu, turbati, appena appena tagliati; potpourri di pesca, stringiti a chi resta, sfavillio di angurie e abbraccio più debole un cerchio di furie.
Frutti acerbi, frutti maturi, frutti impassibilmente impuri.