Parole pensierose

Furia.

Se chiudo gli occhi posso rivedere le tue scodinzolate in giro per la casa, come quando per arrivare nel tappeto passavi dalla parte più stretta dell’armadio e la coda sbatteva contro la porta scorrevole, sembrando un tamburo al ritmo perfetto.

Se chiudo gli occhi posso cercarti in ogni stanza, a volte ti piaceva stare in camera mia davanti alla finestra proprio nelle ore in cui il sole picchiava e riscaldava il pavimento; spesso ti addormentavi cosi bene che le foto erano d’obbligo e richiedevano il minimo sforzo. Risento il ticchettio di quelle unghiette sul pavimento, segno che ti stavi avvicinando da qualche parte, per mangiare forse?! O semplicemente per trovare compagnia. Non ti piaceva stare da sola eh, capitava di ritrovarti in bagno e mi aspettavi fuori dalla porta o addirittura sopra il tappetino della doccia e io sotto la doccia (😜).

E quanto ti piaceva giocare a nascondino o alla caccia al tesoro con tutti i croccantini posizionati perfettamente sulla tappa da raggiungere.

Se chiudo gli occhi ti vedo saltarmi addosso ogni volta che ritornavo a casa da scuola o anche solo dopo 1 ora di assenza; quel tuo modo buffo di eccitarti dalla felicitá di vederci, gli occhi ti brillavano sempre.. 24 ore su 24, niente ti fermava, niente ti buttava giu perché eri tu a tirare su tutti quanti noi.

Se chiudo gli occhi rivedo te cucciola che lecchi tutta la faccia di Ga e il vostro primo abbraccio che vi ha uniti per sempre.

Le passeggiate notturne con il babbo, la mamma che ti preparava la cena e che tu marcavi stretta, S.Giacomo, i campi, i gatti, gli uccellini risparmiati, le gite in macchina, al fiume, all’Ikea…

Se chiudo gli occhi ti vedo saltare mentre faccio gli esercizi sul tappeto… Mi disturbavi sempre e mi camminavi sopra mentre provavo a fare qualcosa di ginnico.

Ti vedo dormire nelle più strane posizioni possibili o correre in uno dei tuoi momenti impazziti, quando facevi il giro di tutta la sala e concludevi in scivolata verso la porta della cucina. Ti sento abbaiare il sabato sera all’arrivo della pizza, non so come tu riuscissi a riconoscere che eravamo arrivati a quel giorno della settimana e che il babbo era uscito appositamente per andare a prendere le pizze: gli unici tuoi abbai. Ti vedo entrare in camera per farmi compagnia mentre studio, mentre leggo, mentre dormo. Ti sento aprire la porta spingendola con il muso per farmi capire che é ora di uscire a fare un giro e che forse ti scappa forte la pipì.

Se chiudo gli occhi ti vedo rincorrere le lucertole in terrazza, giocare con le luci proiettate sul muro, il pollo di plastica, le ossa che alla fine non hai calcolato molto. Ti sento russare, ti sento sognare e muoverti a scatti perché chissá che cosa c’era nella tua mente in quei momenti. Ti vedo seduta davanti alla ciotola del cibo, sento la tua coda sbattere sul termosifone della cucina la mattina alle 6, mentre io dormo ma non mi arrabbio, perché era segnale della tua presenza. Ti ho insegnato a darmi la zampina, a stenderti a terra, a salire sul letto (anche se non potevi), passare sotto il letto, metterti seduta e restare ferma fino a quando non ti dicevo io di scattare.

Se chiudo gli occhi ti vedo piccolissima, matta e giocherellona (solo quando andava a te) e anche un po’ dispettosa ma sempre con una tale dolcezza che il cuore si riempiva di gioia, come quando hai distrutto le ciabatte di tutti noi.. le scarpe, rosicchiato le sedie, il tappeto, le casse del vecchio giradischi.


Se chiudo gli occhi vedo i tuoi occhi guardare i miei, quegli occhi così grandi e scuri che ci si poteva nuotare dentro; quegli occhi che mi hanno seguita per quasi 16 anni della mia vita… Hanno assistito a momenti felicissimi, tristi, di rabbia, malinconici, divertenti, stanchi… Quegli occhi cosi profondi che ormai parlavano, raccontavano ogni giorno una storia diversa. É come se rivedessi tutto a rallentatore, i nostri salti in sala con la musica altissima, le coccole, le carezze con quei baci sul muso e le tue leccate su tutte le mani che sembravano infinite. Il rallentatore mi permette di riscoprire piano piano dentro il cuore i ricordi più belli, più puri, li scopre così bene che mi fanno respirare meglio. Perché mi facevi sentire straordinaria, insieme eravamo straordinarie e non te ne é mai importato nulla di come fossi io o di come fossimo noi come famiglia, percepivi l’amore di tutto l’universo e ci facevi sentire completi.

Se chiudo gli occhi posso solo ricordarti meravigliosa, come tutte le sensazioni e le emozioni che mi hai fatto provare in questa tua vita così lunga, così sincera. Se chiudo gli occhi mia Furia, ti sto abbracciando più stretta che posso, con tutte le mie forze, con tutto l’amore del mondo ti porto dentro il cuore e dentro l’anima e mai si scioglierà l’immagine che ho di te.

Se chiudo gli occhi, un’ultima volta… Ti vedo correre nei campi verdi tra l’erba sotto un sole di una domenica di questo febbraio ormai alla fine.

Sei stata la parte migliore di me e non ti dimenticherò mai.

Marta.

Poesia

Motivi

Potrei chiederti i motivi

per i quali sono qui

ma tu, risponderai che la bellezza

è più forte di uno strappo di abbracci sfumati

lungo l’inverno che alle spalle ci siamo lasciati.

Sensazionale piacere ti porta da me

ma tu, mi guardi con gli occhi di un’altra

anima persa senza aspettare.

Aspettarmi continuamente chiamarmi sempre

con le mani intorno al collo piccole sbavature sul mio viso.

Potrei chiederti mille volte che cosa mi porta qui

ma tu, instancabile scoppierai

senza concedermi alcuna pietà.

Parole pensierose

Distanti emozioni vicine

Una serata tranquilla, una serata come le altre, una di quelle serate dove ti senti stranamente a tuo agio con il mondo circostante. Tutto regolare, nessuna sfumatura strana sta prendendo il sopravvento tentando di boicottare il tuo stato d’animo; la giornata sta proseguendo nel modo più normale possibile.

Passano le ore, passano i minuti e con loro i secondi, quei perfetti millisecondi che possono ribaltare completamente l’andamento delle pulsazioni del tuo cuore, in positivo o in negativo che sia, quei maledetti millisecondi che – se presi al momento giusto – potrebbero catturarti e stringerti una corda intorno alla vita e annodarla più forte di una morsa, di un graffio sulla pelle, di quelli sentiti, potenti, dolorosi.

Ma tu continui a passare impassibile le ore della giornata senza pensare, sfogli le pagine di un libro, ascolti la musica, fai due chiacchere con qualcuno, scorri le chat sul cellulare, Instagram, Facebook, tutto è al solito posto di ogni stramonotono giorno della tua esistenza.

Decidi così di alzarti, di distrarti in altro modo, guardando una serie e mangiando della pizza, o semplicemente uscendo e prendendo una boccata d’aria fresca che ti penetra lentamente ogni singolo strato di pelle, punge, si fa sentire, ti sta solo anticipando quanto il tempo potrebbe essere dalla tua parte, o forse no.

Occhi, sguardi, parole, pianti, abbracci stretti che non si capiscono ma che ci sono, serie di intrecci che appaiono indispensabili ma così interrogativi, come l’atmosfera che si sta venendo a creare.

In un attimo tutto prende una piega diversa, cerca di trasformarsi e di voltare pagina, senza nulla di premeditato, nulla che possa accelerare la corsa verso l’indefinitezza di una giornata che quasi stava per concludersi.

Tu continui a chiederti dentro la testa che cosa fare, fino dove poter lasciare scorrere i pensieri e quando, poi, chiudere gli occhi fingendoti impassibile. C’è un’ombra lontana che mi sfiora il viso e tenta in qualche modo di rassicurare la mia stabilità ma tu, io, noi, non riusciamo più a contenere l’essenza che ci sta contraddistinguendo priva di ogni nervatura imperfetta.

Questi sguardi e queste parole continuano silenziosamente, forse i silenzi più lunghi che tu abbia mai provato in tutta la tua vita, li senti scorrere, fluire, sollevarsi da terra e prendere il volo, il più alto che esista.

Tutti questi silenzi dicono tanto di te, parlano di me ma c’è una reciprocità quasi palesemente presente; tutto comincia – a tratti – ad acquisire senso, una pregnanza che mai ti saresti immaginato di vedere, spalmata davanti al viso, sul palmo della mano, così stretta alle nostre, alle tue, alle mie.

Il tempo è arrivato, è ora di andare, di lasciarti andare ma l’abbraccio lieve stretto sul petto mi lascia un senso di vuoto che forse mai, nella vita,dimenticherò.

Poesia

Tempo

Non c’è tempo per dimostrare

nessun tempo per guarire

pioggia, vento, lacrime indigeste.

Quella sera messa a nudo

come mai prima d’ora sentivo

l’aria gonfiarmi il senso e

pungermi il petto.

Non c’è tempo per dimostrare

nessun tempo per capire

uno sguardo

essenziale è respirare.

Parole pensierose

Fino in fondo verso il blu

Queste serate strane, quando la mente si offusca tutto il resto comincia a divampare, come se fosse un fuoco appena acceso. È la mia mente a fermarsi, a chiedersi che cosa stia passando quotidianamente, quali parole possono graffiarla, quali ferirla: svuotarla.

Una musica di sottofondo aiuta i pensieri più timidi a venir fuori, a farsi forza e mostrarsi per quello che sono, briciole impolverate come un vecchio libro sullo scaffale più alto.

Verso il blu, fino in fondo verso il blu.

Ho nuotato insieme alle corde di una chitarra preziosa, preziosa come la prima volta in cui ho potuto sentirne il suono provenire dalle mie stesse mani, le mie dita e una vibrazione lungo la stanza.

Verso il blu, fino in fondo verso il blu.

Queste serate strane, mi fanno pensare a tutto quello che non c’è stato e quello che distrattamente ci connette con le lacrime dell’aria che respiriamo giorno dopo giorno, ora dopo ora.

Verso il blu, un infinito senza colore.

Poesia

Come una bolla di vetro

Come una bolla di vetro suona la melodia nel castello,

spio ogni dettaglio più segreto dal retro

disegnando pois bianchi su un fondo nero.

Genera il bagliore di uno sguardo sereno, lottando con il cuore e con le mani.

Quel giullare mi pare strano, mi guarda con quel suo grande cappello, mi inquieta.

La serva pulisce le scale, il re gironzola a passo lento.

Io continuo a spiare ma è tutto così chiaro.

Come una bolla di vetro suona il flauto di quel musicista.

Dettagli, solo un mucchio di dettagli;

preparano la cena e cantano.

Arriverò, camminerò.

Il giullare è davanti a me: mi ha scoperta.

Tende la mano verso la mia e mi guarda con aria triste,

e io immobile, come una bolla di vetro.

Poesia

Singhiozzo

Vane risposte mi bloccano l’aria

ferma e pungente la neve che cade.

Troppi pensieri sull’ombra di un viso

Profilo inusuale ma forte lo sguardo.

Una voce diversa mi canta all’orecchio

«Tranquilla, che tutto va bene»

ti stringe la mano e ti segna per sempre.

Vane risposte mi bloccano l’aria

Spinta dal basso risalgo e singhiozzo.